Durante la seconda guerra mondiale alcuni ragazzi furono mandati
a combattere nelle isole Hawaii. Qui videro il surf e lo trovarono fan-
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  tastico, co-
  sì, una vol-
ta terminata
    la guerra,
molti di loro
decisero di
    praticarlo
sulle spiag-
  ge del sud
            della
  California.
      Verso la
metà degli
  anni '50 il
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    ritmo di crescita del surf accelerò.
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    Gruppi sempre più numerosi di surfisti sfidavano le onde e comin-
ciarono a parlare una propria lingua, ad ascoltare la propria musica e
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ad indossare
un proprio par-
ticolare abbi-
gliamento.
  "C'erano dei
  gruppi forma-
  ti da gente
  del posto che
  si spostava-
  no in manie-
  ra compatta
  per andare a
  visitare altre
zone: quelli di
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  Manhattan Beach e di San Diego andavano a San Onofre, quelli di
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  San Onofre anda-
vano a Malibu, era
    come se dei vil-
        laggi tribali si
scambiassero del-
  le visite in mani-
        era ufficiosa."
    (Steve Pezman)
  "Se percorrevi la
costa in un senso
  o nell'altro incon-
  travi sempre per-
    sone che cono-
  scevi per nome
  o comunque ab-
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    bastanza da chiedergli come stavano perché erano facce note."
                     
                     
                     
                     
          (Greg Noll)
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"C'erano delle sacche di concentrazione dell'attività del surf: c'erano
Wind And Sea, l'area di La Jolla, San Onofre, l'area di Laguna e così
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via risalendo
la costa, per
cui ovunque
si andasse
  lungo la co-
  sta si incon-
  travano sur-
  fisti e se
  non li cono-
  scevi potevi
  star sicuro
  che li avre-
  sti cono-
sciuti di lì a
poco."
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                    (Mickey Munoz)
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  Andandosi a scontrare con la tendenza alla conformità predominan-
  te negli anni '50, questo bisogno primario dei surfisti di cavalcare le
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onde non poteva essere approvato
dalla classe dirigente al potere; al-
    la pari dei seguaci del rock e dei
  capelloni i surfisti erano conside-
rati dei ribelli.
  "Credo che molti dei surfisti tra la
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fine degli anni '50 e l'inizio degli
anni '60 fossero figli della depres-
sione. Mio padre ad esempio fu
costretto a trovarsi un buon lavo-
ro e a cercare di conservarlo a
tutti i costi.
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  La vita dipendeva da quell’unica fonte di reddito e ti ci aggrappavi,
la stringevi e non mollavi. Per noi surfisti era chiaro che non ne vale-
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  va la pena di ostinarsi a
  seguire quelle regole e
quella paranoia per il re-
    sto della vita, così but-
    tammo via i valori dei
  nostri genitori e comin-
ciammo ad assumere at-
  teggiamenti che ne era-
no l’esatta antitesi. Dice-
  vamo che le loro regole
    erano soltanto precetti
  astratti, senza un fonda-
  mento, le nostre regole
ce le saremmo fatte da
      soli e non sarebbero
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  state da meno, avevamo intenzione di seguirle per vedere dove ci
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avrebbero portato."
(Steve Pezman)
"Non esistevano mo-
  di convenzionali per
  guardare la realtà, o-
  gnuno aveva il proprio
  modo di giudicarla, ed
  era proprio questo l’e-
  lemento che faceva da
  collante tra le perso-
  ne. Non si leggevano
  particolari riviste né si
  guardavano film che
volevano insegnarti ad
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agire o a vestirti in una determinata maniera, ognuno faceva a modo
  suo e ognuno aveva il proprio modo di affrontare la vita."
                   
                   
                   
                   
          (Carl Ekstrom)
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"Molti di questi surfisti non erano affatto fannulloni da spiaggia, era-
no una specie di intellettuali affascinati dall’estetica del rapporto di-
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  retto con la natura di cui si godeva
  praticando il surf." (Steve Pezman)
"Eravamo un gruppo di persone non
materialistiche: se ti serviva una ta-
    vola, c’era qualcuno che veniva a
  casa tua e si piazzava nel tuo gara-
ge a costruirtene una. I genitori pro-
testavano al pensiero della polvere
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  e dei trucioli che ci sarebbero stati per non parlare del resto, visto
che nel frattempo si trovava anche il tempo di organizzare una fe-
  sticciola. Quello che è mio è anche tuo e quello che è tuo è anche mio... que-
  sto era lo spirito... uno spirito di generosità che veniva dalle isole
    Hawaii." (Carl Ekstrom)
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